Neo patentati e sostanze stupefacenti: il ruolo del medico di famiglia

Neo patentati e sostanze stupefacenti: il ruolo del medico di famiglia

La grande maggioranza degli incidenti stradali gravi e di quelli mortali sono dovuti ad una serie di comportamenti scorretti, principalmente eccesso di velocità, guida distratta e pericolosa, mancato rispetto della precedenza o della distanza di sicurezza. Da recenti statistiche risulta, inoltre, che quasi il 50% degli incidenti stradali mortali è causato dall’assunzione di alcool e stupefacenti.
Anche una piccola quantità di queste sostanze è sufficiente per ridurre i riflessi, annebbiare la vista, provocare colpi di sonno. A tal proposito, negli ultimi anni, sono state emanate una serie di norme che hanno come obbiettivo la riduzione del numero degli incidenti stradali e del conseguente numero di vittime.

Ad esempio, dal 1 gennaio 2011 per conseguire una patente di qualunque categoria, compreso il certificato di abilitazione professionale di tipo KA o KB, il richiedente dovrà presentare un certificato (rilasciato dal proprio medico di famiglia) secondo il quale non si evidenziano pregresse condizioni morbose che possono costituire un rischio attuale per la guida.
La certificazione riguarda l’accertamento dei requisiti fisici (apparato cardio-circolatorio, sistema endocrino, apparato osteo-articolare, organi di senso ecc.), psichici e il non abuso di sostanze alcoliche e sostanze stupefacenti. Se per le prime due voci (requisiti fisici e psichici) il medico di famiglia avrà sicuramente elementi per poter valutare l’idoneità alla guida, non altrettanto si può dire per la valutazione del non abuso di sostanze stupefacenti. Infatti la stessa ASL n 2, in un comunicato ai medici di famiglia del 21/12/2010 che ha per oggetto l’interpretazione e l’applicazione dell’ art. 23, L. n.120 del 29/07/2010 (disposizioni in materia di sicurezza stradale), sottolinea che occorre acquisire apposita certificazione da cui risulti il non abuso di sostanze stupefacenti ma che si deve attendere l’emissione di un D.M. applicativo.
Tradotto significa che dal 1 gennaio il medico di famiglia deve certificare il non abuso di sostanze stupefacenti ma, sostanzialmente, non ha mezzi per poterlo fare (il soldato è stato mandato a combattere senza armi).

A cura del Dott. M. Stillitano del Centro Ricerche Analisi Biochimico Specialistiche CRABioN